10 maggio 1933: il giorno in cui bruciarono i libri

86 anni fa, oggi, il Ministro della Propaganda del governo nazionalsocialista Joseph Goebbels tiene un discorso nella Opernplatz di Berlino, a un chilometro dalla dalla Porta di Brandeburgo: afferma che bruciare i libri contrari allo spirito tedesco è un ottimo modo per eliminare con le fiamme lo spirito maligno del passato.
È così che inizia
la Bücherverbrennung di Berlino, che punta a togliere dalla circolazione i libri di tutti quegli autori (narratori, ma anche scienziati, filosofi, giornalisti, pittori e sociologi) che presentino idee favorevoli al marxismo o alla Repubblica di Weimar o che mettano in dubbio i fondamenti della morale e della religione, la prima guerra mondiale o il mito del valore militare tedesco.
Ma se quella data è stato il punto culminante della spietata campagna della politica culturale del nazismo, non si può parlare di un solo rogo di libri in Germania, bensì di svariati: è a Dresda che bruciano i primi libri, l’8 marzo 1933, e da lì Heidelberg (12 marzo), Keisesrslautern (26 marzo), Lipsia (1 aprile), Düsseldorf (11 aprile), Monaco di Baviera (6 maggio), ma non solo.  

Cancellare, cancellare con le fiamme le pagine degli autori ebrei e dell’opposizione, in modo che le loro idee non infettino il Paese. Anche se i loro scritti non hanno a che fare con la politica in senso stretto, anche se gli autori sono morti da anni. E così nel rogo finiscono i fratelli Thomas e Heinrich Mann, Sigmund Freud, Carl von Ossietzky e Bertold Brecht, ma anche l’autore per l’infanzia Erich Kästner und il poeta Heinrich Heine. C’è un vero e proprio furore, nel buttare libri tra le fiamme, un’orgia di fuoco e di potere esercitato alla maniera di quei deboli che si tengono in piedi finché regge la prepotenza.

Negli anni del nazionalsocialismo, alcuni autori di nazionalità tedesca si assoggettano al regime e rimangono in Germania senza correre alcun rischio, altri preferirono l’esilio pur di poter continuare a scrivere in libertà, altri ancora scelgono di rimanere in Germania opponendo una resistenza passiva alla dittatura. Quest’ultima decisione viene aspramente criticata dagli Exilautoren, che si rifiutano in seguito di includere nelle file della Widerstandliteratur (letteratura d’opposizione) gli autori che hanno messo in pratica questa strategia. Ma è davvero così necessario schierarsi rispetto a questa specifica fetta di un passato così amaro per tutti? Forse no. È importante chiedersi cosa faremmo noi se ci trovassimo nella stessa situazione, e soprattutto cosa possiamo fare per non trovarcisi più. E questa è un’operazione che non può prescindere dal ricordo e dalla memoria.

A Berlino, in Bebelplatz (il nuovo nome di Opernplatz), dal 2008 è possibile vedere il memoriale della Bücherverbrennung di Micha Ullmann, un artista israeliano che ha installato al centro della piazza una lastra di cristallo trasparente sotto la quale si intravedono degli scaffali vuoti. Si tratta di una stanza sotterranea di circa 50 m², le cui pareti sono coperte di librerie che, a massima capienza, ospiterebbero 20.000 volumi. Solo che ogni singolo scaffale è vuoto, e la stanza è inaccessibile: non c’è neanche la speranza di dare un senso a quel mobilio spoglio rifornendolo di titoli. In cinquanta metri quadri è descritto il sogno del nazifascismo, l’incubo di ogni essere pensante. A fianco, troviamo le parole di Heinrich Heine, scritte più di 100 anni prima: Dort, wo man Bücher verbrennt, verbrennt man am Ende auch Menschen (Là dove si bruciano libri, si finisce per bruciare anche gli uomini).

Anche se non hai dimestichezza col tedesco, soffermati a guardare anche questo breve video: una foto non riesce a spiegare bene l’impatto emotivo del memoriale, e trovo particolarmente toccante la parte in cui le persone stringono tra le mani i libri degli autori banditi dal nazismo, come se, solo nominandoli, avessimo il potere di ridare valore al loro lavoro.

 

In realtà, molti di questi autori hanno avuto giustizia, sia in vita che dopo (non ci dimentichiamo che Thomas Mann aveva già vinto il premio Nobel per la letteratura nel 1929), ma un risarcimento lo meritano continuamente. Meritano che li riscopriamo, o che li scopriamo: perché diciamocelo, tra l’egemonia della letteratura anglofona nella nostra cultura e quel brividino di freddo che ci prende quando pensiamo ai tedeschi-con-la-lingua-difficile e che-ci-hanno-fatto-tanto-male e che ci chiude il rubinetto della razionalità, la letteratura di lingua tedesca non è la più frequentata al giorno d’oggi.

Da dove si potrebbe partire per (ri)scoprirla un po’?

5 pietre miliari:

  • I Buddenbrook (che si pronuncia /buddenbrok/, non ti sforzare a produrre sconcezze tipo /baddenbruk/ magari con lo sforzo di un vago accento british, perché siamo fuori strada) – Thomas Mann: il sottotitolo del romanzo è Decadenza di una famiglia, e il tema della decadenza è carissimo a Mann. Se ti piacciono le saghe familiari non puoi farne a meno: io ricordo sempre ai miei alunni che al liceo, mentre ero alla scoperta della letteratura sudamericana, trovai sul retro di un’edizione economica de La casa degli spiriti il miglior suggerimento di lettura che io abbia mai ricevuto: “È molto più di un bestseller, è una sorta di Buddenbrook latinoamericano” e lì fu subito caccia al romanzo. Siamo a Lubecca, tra il 1835 e il 1877, e assistiamo alla rovina di una ricca famiglia borghese nel corso di 4 generazioni. Non è Mann a portare per primo sulla pagina il crollo della borghesia (ci era passato anche Zola, anche lui messo al bando dai nazisti), ma di questo romanzo impressionano la ricostruzione sociale e l’analisi psicologica dei personaggi
  • Doppio Sogno – Arthur Schnitzler: questo romanzo breve, da cui Kubrik ha tratto il suo Eyes Wides Shut, è un buon modo per entrare in contatto con questo autore. Anche qui troviamo messi in discussione i valori della società borghese, e rappresenta un interessante viaggio nella coscienza umana. Per questo motivo molte opere di Schnitzler hanno risvegliato l’interesse del padre della psicanalisi, che trovava singolare che le conclusioni a cui era arrivato fossero simili alle sue, che però avevano seguito un iter medico molto preciso
  • a questo punto un’occhiata all’ Interpretazione dei Sogni di Sigmund Freud potrebbe essere interessante, non trovi? Nel volume che racchiude le sue opere più importanti puoi trovare un percorso che è indispensabile seguire per comprendere da vicino i cambiamenti irreversibili che hanno avuto luogo nella mente, nella vita, nella consapevolezza e della letteratura del Novecento
  • Franz Kafka – La metamorfosi: il re del grottesco, del conflitto tra genitori e figli, della crisi esistenziale, sfortunato in vita e celebratissimo dopo la morte (se non ci avesse pensato l’amico Max Brod a far pubblicare le sue opere, noi forse non saremmo qui a parlarne), in questo racconto dà il meglio di sé. Sarà un caso che sia ritenuto il racconto che più ha ispirato le generazioni a venire?
  • Herman Hesse – Siddharta: premio Nobel nel 1946, Hesse ha rappresentato per molti giovani lettori il primo punto di contatto con la cultura e le filosofie orientali. La forte spiritualità e la critica non velata al sistema capitalistico non sono state ben digerite dal regime, ma sono state graditissime al pubblico.

Se hai amato James Joyce (anche lui messo al rogo, che credi?) al punto di sopravvivere al suo Ulisse:

  • Berlin Alexanderplatz – Alfred Döblin: il protagonista è un criminale occasionale, Franz Biberkopf, che negli anni Venti del Novecento esce di prigione e si confronta con la realtà sottoproletaria, in particolare con la classe operaia berlinese. La sua vicenda è raccontata da vari punti di vista e l’autore arricchisce la sua prosa di un collage di articoli, testi di canzoni, discorsi e citazioni. Quando paragonato con Joyce, Döblin si è sottratto al paragone con Joyce dichiarando di aver letto l’Ulisse quando era già a buon punto con la sua opera e che “una stessa epoca può produrre frutti simili”.

Se Franz Kafka ti è entrato nel cuore:

  • Max Brod in veste di biografo può essere un’idea per approfondire. Neri Pozza ha pubblicato un carteggio dei due autori tra il 1902 e il 1924 (Un altro scrivere) e nel catalogo di Passigli trovi la biografia Franz Kafka, curata appunto da Brod

Se ti interessa il mondo dell’adolescenza, con tutti i suoi chiaroscuri: 

  • Tonio Kröger – Thomas Mann (sul tema della diversità e dell’isolamento morale e sociale) e I turbamenti del giovane Tōrless – Robert Musil (intriso di sadismo e masochismo, sullo sfondo della vita in collegio)

Un autore che vorrei conoscere è Stefan Zweig: insieme a Hesse e a Mann è l’autore tedesco più venduto al mondo, ma non l’ho mai approfondito nella mia formazione. Mi piacerebbe avvicinarmi a lui tramite una delle biografie che ha curato, tipo quella di Maria Antonietta, oppure il volume Momenti fatali. Quattordici miniature storiche, edito nel 2011 da Adelphi: analizza alcuni passaggi decisivi nella storia dell’uomo e sembra un buon punto di partenza, sia per conoscere questo autore che per tenere viva la memoria della storia, anche quella recente

Buona lettura!

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