Giampaolo Simi, la magia della scrittura a Castagneto Carducci

Il secondo incontro della rassegna “Sere Nere”, a Castagneto Carducci, è con Giampaolo Simi, autore di La ragazza sbagliata.

Questa volta invece che in platea ci fanno accomodare in una sala adiacente alla caffetteria del teatro. Hanno preparato 27 sedie per il pubblico e due divanetti rossi per i relatori. Veniamo avvertiti che il programma subirà un ritardo di circa trenta minuti. Intanto la sala comincia a riempirsi. Il rapporto uomini-donne è di 1:5, l’età media delle donne è over 50 con maggior incidenza over 60. Solo tre sono under 50 . Gli uomini hanno la compagna accanto, eccetto due di cui uno poco sopra i vent’anni. Mi lascio andare a considerazioni antropologiche per riempire il tempo. Perché sono le donne sopra i 50/60 anni le maggiori fruitrici di queste manifestazioni? D’istinto, senza alcun supporto scientifico, mi verrebbe da rispondere perché sono quelle che hanno desiderato accedere alla cultura in gioventù ma, per motivi vari, non hanno potuto e la vita, seppure in ritardo, offre loro un’altra opportunità.

Intanto vengono aggiunte altre quatto sedie.

Simi

L’arrivo di Simi è accolto con un applauso. Si scusa ma era andato in un liceo di Lucca per spiegare agli studenti “Cos’è un giallo”. Viene introdotto dagli organizzatori: Giampaolo Boetti della Stampa e la vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti Elisabetta Cosci. Vincenzo Brogi, già dirigente del settore cultura di Rosignano Marittimo, inizia a porre delle domande sul romanzo, dopo averne fatto un lungo e dettagliato riassunto. Dario Corbo, il protagonista, è un giornalista che ha perso il lavoro per la crisi che ha investito la stampa. Argomento che, visti i nomi del giornalismo presenti, genera varie considerazioni. Ma poi Simi inizia a parlare della storia, anzi a raccontare. Racconta del 1993, anno in cui si svolgono parte dei fatti. Di quel 27 maggio in cui muoiono cinque persone nella torre dei Pulci. Della requisitoria del magistrato Chelazzi che durò 9 ore e mezza con le sue 350 pagine in cui descrive quello che era successo e ciò che sarebbe potuto succedere. Pone una domanda: è possibile scrivere di questo?

Continua a raccontare di ventenni che vivono l’estate viareggina, tra mare e feste, e non sanno cosa sta succedendo intorno a loro. Di Nora, bella e ricca, incolpata di omicidio. Di Irene, che ha appena superato l’esame di maturità, che fa volontariato, pratica lo sport e vuole fare la restauratrice, uccisa dopo essere stata seviziata. Torna a chiedersi: è possibile scrivere di questo?

Nella stanza tutto si è fermato, nessuno sposta la sedia, nessuno si soffia il naso, nessuno “spippola” con il cellulare. È la magia.

Continua: è possibile che queste storie si incontrino? Questa domanda è la genesi del romanzo.

L’altra parte della storia accade ventitré anni dopo, nella settimana di ferragosto. Dario Corbo deve tornare ad occuparsi dell’omicidio di Irene che aveva rappresentato il suo esodio nel giornalismo e di cui si reputa il massimo esperto. Collabora con il magistrato Lavinia Monforti. Gli indizi messi in una certa sequenza avevano portato alla condanna Nora Beckford, ora vengono letti in un altro modo e portano ad un quadro completamente diverso. Certe volte è necessario cambiare la prospettiva.

Il clima si alleggerisce quando Simi identifica le età dell’uomo con i generi letterari:

  • L’infanzia è la fantascienza: il bambino che scopre il mondo, nuovi pianeti e astronavi
  • L’adolescenza è l’horror: rapporto con il corpo che cambia e paura di non essere accettati
  • L’età matura è il noir: anche nelle storie amorose ci sono risvolti inquietanti.

Sullo stile si lascia andare. Non sopporta quelli che vogliono far notare quanto sono stati bravi a scrivere quella pagina e li paragona ai giocatori che fanno sempre dribbling. Usa un’altra metafora sportiva per indicare quelli che gli piacciono: gli scrittori pattinatori. Infatti quel tipo di atleta fa varie evoluzioni e poi atterra su una superficie larga come una lama, sorridendo. Sembra facilissimo invece dietro c’è una tecnica mostruosa. Simenon è uno scrittore pattinatore.

Nella stanza incomincia a fare caldo e Simi slaccia un paio di bottoni della camicia. Vedo del bianco occhieggiare, sembra… sembra… una canottiera. Saranno secoli che non vedo un uomo indossare una canottiera.

Avrei voluto fargli una domanda: come mai Nora, dopo quindi anni di galera, essere stata accusata di rimozione psicologica perché non ricorda niente dell’omicidio, viene riconosciuta innocente e non ha mai un’espressione di rabbia? Forse la risposta la troverò nei prossimi due romanzi, di cui ci ha anticipato l’uscita, in cui continuerà ad essere una delle protagoniste insieme a Corbo e alla Monforti.

Bella serata anche se mi è rimasta un po’ d’invidia per quei liceali lucchesi che avranno udito tutto questo nell’età giusta. Tra loro ci sarà sicuramente qualcuno in cui è sorto il desiderio di scrivere e sarà uno di quelli che continueranno a regalare altra magia.

(PS: domani alle 17.00 Roberto Riccardi conclude il ciclo di incontri, qui trovi il post sull’evento di Malvaldi e la locandina da scaricare)

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