Tutti spettinati: cronaca di 2 giorni pistoiesi a “L’Anno che Verrà”

Anche quest’anno Martino Baldi ha fatto centro: ha mantenuto una squadra di lavoro coesa e multiforme, in un luogo che è il sogno di ogni lettore come la Biblioteca San Giorgio di Pistoia, con incontri e attività ben distribuiti nelle giornate, che non si accavallano costringendo i partecipanti a scegliere, col cuore trafitto di spine, a quale assistere né non si rubano il tempo l’uno con l’altro grazie ai moderatori meravigliosamente rispettosi del limite di 75 minuti a panel. Il festival in sé è iniziato giovedì 25 con l’incontro con Michela Murgia, a onor del vero, ma qui parleremo di ciò che è successo tra le 15.00 di sabato 27 e le 18.30 di domenica 28, cioè l’alternarsi al microfono di una così grande quantità di editori, editor, critici, autori e redattori (+ una traduttrice, Giulia Zavagna, un’attrice, Anna Bonaiuto, e un libraio, il mitico Saiz di Diari di Bordo) che tornare a casa e pretendere di parlare in modo sensato di quello che abbiamo visto è un’impresa colossale. E infatti non ci proverò neanche, perché la bufera che imperversa su casa mia adesso non contribuisce certo ad aiutarmi a mettere in ordine i pensieri, e se ci aggiungiamo che ogni mezz’ora va via la luce e ho paura di trovarmi in mezzo a una scena tipo Mago di Oz da un momento all’altro, l’unica cosa da fare in questo momento è assecondare quest’ondata di vento e di pensieri e iniziare a fare uscire qualche impressione a caldo, consapevole che ciò che ho sentito nei giorni scorsi detterà il passo di buona parte del mio prossimo anno da lettrice, insegnante, organizzatrice e promotrice culturale.

Interessante l’idea di racchiudere gli incontri del sabato tra due tavole rotonde con addetti ai lavori di prima categoria. In particolare, quella che più centra i miei interessi del momento è stata quella in cui Francesco Colombo, Piergiorgio Pulixi, Michele Rossi e Giampaolo Simi, coordinati da Luca Briasco, si sono interrogati sulla direzione del noir in Italia, spulciando prima tra le possibili, insoddisfacenti, definizioni, fino a selezionare quella, più ampia, di crime fiction, forse la più adatta a descrivere, senza limitarlo, quello che al momento sembra essere il genere più apprezzato dal pubblico. Ma da dove arriva questo interesse? Dove è destinato a portarci? E la presenza, apparentemente marginale, di autrici di genere, è sintomo o conseguenza? E di cosa, in caso? Sarà ancora così tra qualche anno? azzarda Colombo. Probabilmente no. Da questi spunti penso di partire per un’indagine più approfondita con le mie studentesse già durante quest’anno di corso, e chissà che non emergano prospettive interessanti.

La stessa sera è stata coronata da Emons con un intervento sul mercato dell’audiolibro, sempre più stabile in Italia, e la lettura da parte di Anna Bonaiuto di 4 estratti dalla tetralogia di Elena Ferrante.

Il resto del tempo: penne velocissime che prendono appunti su libri da tenere d’occhio, perché stanno per uscire e non si può rischiare di lasciarseli sfuggire, o perché te li hanno suggeriti gli editori durante lo speed date letterario, che in quei 4 minuti di colloquio ti hanno frugato nell’anima così a fondo che sembra che quei libri li abbiano pubblicati apposta per te.

Allora eccovi i libri su cui Massimo e io puntiamo tutto nel 2019 e quelli che stiamo correndo a comprare dopo lo speed date letterario di Goodbook.it:

  • Piersandro Pallavicini, Nel giardino delle scrittrici nude (marzo 2019, Feltrinelli) – nasce dalla domanda che l’autore ha postato, un giorno, su Facebook: “Se vi dessero 20.000€ per NON scrivere il vostro prossimo libro, cosa fareste?”. La commedia che Pallavicini mette in scena è la storia di un’autrice che, dopo aver ereditato una somma esorbitante di denaro, opta per un cambio di direzione della sua carriera, fino a organizzare un concorso letterario che serva a vendicare i veri talenti della scrittura. Ridere di gusto alla presentazione di un romanzo che ancora non è neanche uscito è qualcosa di raro e prezioso: un post it per ricordare di comprarlo e via con il secondo nome!
  • Tullio Avoledo, Il Furland ™ (sì, proprio così, con il simbolo del marchio depositato) (uscito pochissimi giorni fa per Chiarelettere, e infatti sono già riuscita ad acquistarne una copia e a farmela autografare dall’autore) – nel giorno in cui l’aberrazione di una maglietta con il logo Disney distorto da menti distorte ha inondato le cronache, Avoledo annunciava: ho scritto questo libro, in cui il Friuli è diventato un parco giochi in cui si può giocare a piacimento con la Storia, per inoculare idee, per mettere in guardia, per vaccinarvi. Ricordate che il sogno di qualcuno è l’incubo di un altro, e anche quasi quasi sarebbe meglio se questo libro fosse mandato in giro con un bel bugiardino per le istruzioni. Continua, lucidissimo, il progetto di Chiarelettere intorno alla letteratura di anticipazione, tra cui rientra anche La Festa Nera di Violetta Bellocchio. Da tenere d’occhio a tuttotondo
  • Fabrizio Patriarca, L’Amore per Nessuno (gennaio 2019, Minimum Fax) – in questo incontro lo sgamatissimo Patriarca e il colossale editor Alessandro Gazoia hanno messo in scena una bella lezione su come si cura un testo e come si sopravvive all’editing (perché, ripetete con me, anche gli scrittori bravi hanno bisogno dell’editing, SEMPRE) e di come ci si può rapportare con i propri personaggi. Patriarca è uno che i suoi li lascia volentieri affogare in un bicchiere d’acqua, dice. Ciò che ci racconta del suo romanzo è che ci teneva a mettere in luce disfunzioni e situazioni paradossali della nostra realtà, e il punto di partenza è Annamaria Franzoni come oggetto culturale prodotto dalla nostra società. Controverso, ipnotico, una bella sfida!
  • Silvia Ranfagni, Corpo a Corpo (gennaio 2019, edizioni e/o) – Silvia lascia per un attimo la penna come sceneggiatrice e si tuffa in un esordio letterario in cui il protagonista è lo scontro tra civiltà rappresentato da donne che lavorano e altre donne che accudiscono i figli delle donne che lavorano, donne che non sopportano i figli per più di tre ore e donne che non vedono i propri da tre anni. In mezzo, il Figlio, il Corpo. Un incipit fulminante, e bello più di ogni altra cosa lo sguardo di Claudio Ceciarelli che, a distanza di un anno, ho visto brillare per Silvia esattamente come faceva l’anno scorso per Sacha Naspini e il suo Le Case del Malcontento. Ed eccoveli, tutti e tre insieme, magnifici:

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Ma dicevamo dello speed date letterario: esperienza consigliatissima sia se siete lettori onnivori che con gusti precisissimi, perché nei 4 minuti che avete a disposizione potreste perfino trovarvi a dover chiedere un altro foglio per appuntare i suggerimenti degli editori:

  • Andrea Köhler – L’arte dell’attesa (Add Editore) – un saggio di neanche 130 pagine che ha al centro la grande quantità di tempo che trascorriamo in attesa, e l’attitudine che abbiamo nei confronti dell’attendere e del fare. Niente di più lontano da un manuale di self help, ma un testo da sottolineare e andarsi a rileggere di tanto in tanto, mi assicura l’editor Stefano Delprete, e io già mi entusiasmo
  • Matteo Meschiari – Neghentopia (Exòrma edizioni) – al mio “mi appassionano le storie inquietanti” Orfeo Pagnani è scattato sull’attenti e mi ha prescritto questo romanzo, in cui gli ingredienti sono (cito dal sito dell’editore) “un mondo al crepuscolo, un ragazzino che uccide e che dimentica di farlo, deserti di polvere, vagabondi notturni, paesaggi sconvolti” e una bestia misteriosa che insegue il giovane protagonista, che “è tutto ciò che resta dell’umanità, un passaggio di testimone oltre le terre del nulla”
  • Juan Cardenas, Ornamento e Federico Falco, Silvi e la notte oscura (SUR) – atmosfera distopica per il romanzo di Cardenas, che “sembra quasi un episodio di Black Mirror”, mi suggerisce Giulia Zavagna, in cui una droga dagli effetti potentissimi sulle donne viene a un certo punto ritirata dal mercato provocando atmosfere da rivolta civile, mentre nel testo di Falco i protagonisti sono, finalmente, racconti! Racconti in cui il paesaggio gioca un ruolo fondamentale, anzi, è alla stregua di un personaggio, di un protagonista… e allora, come si fa a non pensare immediatamente al n. 4 di The FLR?

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Landscape/Paesaggio era lì a salutarci, con 6 racconti inediti di Giusi Marchetta, Giampaolo Simi, Ruska Jorjoliani, Carmen Pellegrino, Simona Baldanzi e Francesco Targhetta, 2 poesie di Azzurra D’Agostino e Andrea Inglese, le traduzioni di Johanna Bishop, Frederika Randall, Jamie Richards e le illustrazioni di Franz Lang: non è fantastico? Ovunque siate, lo potete acquistare tramite il sito di The FLR, ma se siete della zona e volete fiondarvi alla libreria Alla Corte dei Libri di Venturina Terme tra poco lo troverete lì, insieme ai primi tre numeri (tra cui Sacred/Sacro, che sarà al centro del corso di lettura ad alta voce di novembre dicembre).

Pistoia, quindi, ogni anno si rivela un contenitore di futuro, di idee, di nuovi percorsi che si dipanano. Ma c’è di più: c’è il guardarsi negli occhi, c’è il parlarsi con sincerità ed entusiasmo, tra persone che credono in quello che fanno e persone che il mondo dei libri lo amano tanto da volerlo respirare a pieni polmoni. Ci sono persone che si tengono in contatto, come la banda della Scuola del Libro, ci sono bicchieri di vino e sedie che si fanno un po’ più vicine, sigarette fumate veloci tra un panel e l’altro, tormentoni che prendono vita in un attimo, autografi e abbracci. Ci sono molti GRAZIE, molti SENTIAMOCI, molti ALLA PROSSIMA. C’è una bella atmosfera. C’è tutto quello che serve, per resistere

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