Buon 8 marzo – spunti per mimose militanti

Ti ho vista: hai fatto una smorfia e hai sbuffato: “Non è che ci sia molto da festeggiare!”. Se lo pensi oggi per la prima volta: benvenuta, ti aspettavamo. Se lo pensi tutti i giorni: era l’ora che ci incontrassimo. Partiamo dal presupposto che in questo 8 marzo non c’è tanto da festeggiare quanto da ricordare, riflettere, rimboccarsi le maniche.
Perché è chiaro che il nostro pianeta non è un posto per donne, ed è da lì che occorre partire, ogni giorno, attraverso ogni nostro singolo gesto.

Occorre riprogrammarsi per riprogrammare la società che ha vomitato a fatica i diritti che ci sono stati concessi nei secoli, ma che non ha ancora capito bene che siamo ancora ben lontani dalla parità. La donna è ancora una minoranza da tutelare attraverso quote rosa o inclusion rider – e almeno bastassero! – e questo è praticamente ridicolo.

Occorre riscoprire – o scoprire – il concetto di militanza, farci entrare in testa il concetto che ogni nostra azione è un’azione politica. Specialmente se, come me, sei cresciuta pensando che la politica sia una cosa losca, farai un po’ di fatica, ma concentriamoci sul concetto di politica come gestione della società e non potremo che concordare sul fatto che se ognuno si fa vetrina del proprio bagaglio di valori, allora il suo contributo alla vita pubblica avrà le stesse tinte della sua mentalità e del suo impegno.

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Ecco quello che mi propongo di fare per contribuire a rendere il mondo un po’ migliore per le donne, e vorrei che ci riflettessi anche tu, sia che tu sia una donna che tu sia un uomo, perché questa è una faccenda che riguarda tutti:

 

  • fare attenzione alle ingiustizie davanti alle quali passiamo sopra: niente succede all’improvviso, è la somma di tanti piccoli indizi che fa una prova, ed è la somma di tanti piccoli cambiamenti che produce un cambiamento epocale. Qui siamo tutti topi di biblioteca, quindi ti faccio un paio di esempi letterari: hai presente il mondo claustrofobico di The Handmaid’s Tale e VOX? Nei due romanzi la storia inizia quando la società è già precipitata a sfavore delle donne, ma i ricordi di com’era prima (e del mondo che scricchiolava sotto la pressione di un cambiamento intollerabile) sono ben chiari in entrambi.
  • scegliere con cura parole che uso per definire e svalutare, per descrivere e per lottare. Cercherò di combattere gli stereotipi senza servirmi di altri stereotipi. La donna con le palle non ci piace e non piacerebbe a nessuno, la donna che si vanta di non essere come tutte le altre solo perché non sa camminare sui tacchi e non possiede neanche una gonna mi ha annoiata prima che aprisse bocca, perché la mascolinizzazione come metodo per acquistare un valore agli occhi di una società misogina è da combattere a sua volta, e invece ci siamo dentro più che mai. Ognuno è come nessun altro, se hai bisogno di specificarlo torna al via e stai ferma a un turno, forse ti verrà un’idea migliore. 
    Nel frattempo, se non l’hai ancora fatto, ascoltati Morgana, la serie di podcast di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri, dove si parla di “donne controcorrente, strane, pericolose, esagerate, stronze e a modo loro tutte diverse e difficili da collocare. Donne che vogliono piacersi e non compiacervi un po’ fate e molto streghe, belle e terribili insieme”.
  • individuare un’area d’impegno e coltivarla con competenza: io sono da sempre interessata al fronte della lotta contro la violenza sulle donne (qui trovi un post in cui la mia partner in crime, Chiara Migliorini, ci dà qualche suggerimento di lettura interessante in proposito), ci sono delle giovani donne grandiose come Greta Thunberg che lottano perché i potenti della terra facciano qualcosa per l’ambiente prima che sia troppo tardi per tutti. Del discorso di Greta dobbiamo far diventare un mantra la frase non sei mai troppo piccolo per fare la differenza e scrollarci di dosso l’impotenza che a volte è solo una giustificazione che troviamo alla nostra mancanza d’azione. Da lì ad applicare il mantra alla sfera d’azione che ci sta più a cuore, è un attimo.
  • sostenerci, non aver paura delle altre: la solidarietà femminile può essere una cosa grandissima, proviamo a renderlo un concetto concreto. Come? Iniziando dal non guardare in cagnesco chiunque possa venire a rubarci l’osso (e lasciare che le altre possano avere i riflettori puntati su di sé senza che questo offuschi la nostra luce). Una lezione piccola piccola: guardati Frances McDormand e come ha trasformato il suo grande momento (stava ritirando l’Oscar come migliore attrice protagonista nel 2018) in un momento di tutte e dimmi se non viene voglia di alzarti in piedi anche a te:

 

Ci vuole forza, ce la metteremo tutta.
Buon 8 marzo, in bocca al lupo a tutte noi. 

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  1. Pingback: Mimose militanti per un 8 marzo che duri tutto l'anno - Progetto Nero su Bianco

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