25 novembre: giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Lo so, dovete ancora riprendervi dal tamtam martellante del Black Friday e forse addirittura avete ancora in testa i borbottii del vicino di casa che inveisce contro Halloween e “queste tradizioni che non ci appartengono e che alla fine sono solo un inno al consumismo”, e adesso non vi va per niente di parlare di un’altra data che relativamente da poco viene ricordata con regolarità, Invece del 25 novembre dobbiamo parlarne, eccome, perché è una faccenda che riguarda tutti.

Nel 1999 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha scelto questa data come giorno in cui governi, organizzazioni internazionali e ONG sono invitati a organizzare attività che sensibilizzino l’opinione pubblica nei confronti di questo tema. Come per l’8 marzo, anche dietro questa giornata c’è un anniversario sanguinoso: quello delle sorelle Mirabal, che nel 1960 furono torturate, massacrate a bastonate, strangolate e gettate in un precipizio a bordo della loro auto per simulare un incidente. La loro colpa? Aver cercato di tenere testa al regime dittatoriale che imperversava all’epoca nel loro Paese, la Repubblica Dominicana.

La violenza di genere è una faccenda che riguarda tutti. Occorre ripartire dall’educazione, dal linguaggio, dallo smantellamento dei pregiudizi, dalla parità non solo teorizzata, ma anche concreta.

Ho iniziato più di 10 anni fa, con la Commissione Pari Opportunità di Piombino, a organizzare seminari ed eventi in piazza, per distribuire opuscoli informativi sui centri antiviolenza, di solito rifiutati con un sorriso storto (“No guardi, io proprio non ne ho bisogno”), e fiocchi bianchi a simboleggiare il rifiuto della violenza, sentendomi a volte ribattere, in mezzo alle risatine di chi pensa che si possa davvero fare umorismo su tutto, specialmente su ciò che ti dice una ventenne col rossetto rosso, che “Anche le donne sono violente a volte, perché non facciamo una giornata contro la violenza sugli uomini?”. A volte siamo state indicate, en passant, come “le donne che hanno subito violenza e che ora manifestano”. Come se fosse una colpa. Sarà più grave avere subito una violenza e avere voglia di aiutare le altre, o non averne mai subite e avere voglia di aiutare le altre? Non so. Ma questa faccenda riguarda tutti.

25 novembre

Da 10 anni Chiara Migliorini e io abbiamo un punto fermo, uno spettacolo che ha cambiato pelle più volte ma mai ha cambiato il cuore, che ha la voce di donne maltrattate, abusate, a volte rinate ma troppo spesso morte. A seconda dello spazio in cui è previsto, il nostro intervento può constare di un numero variabile di letture drammatizzate o andare in scena con un vero e proprio spettacolo di teatro danza, insieme alle allieve di Chiara. Abbiamo imparato a dosare le lacrime, la rabbia, l’indignazione e l’ironia, avvalendoci di letture preziose che in questi anni abbiamo studiato, respirato, vissuto. Domani, 25 novembre 2017, alle ore 17 ci trovate a Suvereto a conclusione della settimana dedicata alla mostra di Eraldo Ridi, dal titolo “Vero… falso le nuvole non possono annientare il sole”. Lo spettacolo si chiama Seguimi, Amami, Muori, e domani ne porteremo in piazza una manciata di letture, e in questo post oggi vogliamo condividerne con voi alcuni dei testi più belli che abbiamo interpretato in questi anni:

Passi Affrettati (Dacia Maraini) – credo che tutto sia partito da qui, da questa breve raccolta di testimonianze da parte di una delle signore della letteratura italiana, capace di dare voce anche a eventi che possono essere sfuggiti all’opinione pubblica, ma che non rendono meno grave l’offesa fatta al genere umano

Rivoglio la mia vita (Veronica De Laurentiis) – per capire che la violenza non si annida solo nelle situazioni socialmente più degradate, ma in altri modi, con altri mezzi, si può incontrare nella vita di chi pare non aver niente da desiderare

Ferite a morte (Serena Dandini) – un paradiso popolato da vittime del femminicidio, finalmente libere di far ascoltare la propria voce dopo che nessuno, mentre erano in vita, si è preso la briga di farlo. Si ride moltissimo, si riflette ancora di più

25 novembre

E infine lei, Franca Rame, che della violenza subita nel 1973 ha fatto un monologo, forse perché si sentiva più al sicuro sopra un palcoscenico che in caserma, dove si sentì chiedere se durante lo stupro avesse goduto.
“Erano altri tempi,” verrebbe da chiosare. E invece non sembra essere passato così tanto tempo. Per questo motivo c’è ancora bisogno di parlarne. Ecco perché è una faccenda che riguarda tutti. Non solo il 25 novembre.

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