Irene Di Natale

Mi chiamo Irene e sono orgogliosissima del mio nome di battesimo (brava ma’!) e dei miei capelli ricci. Ho capito prestissimo che le parole – le mie, quelle degli altri – sarebbero state al centro del mio mondo. Ho dovuto solo scegliere la lingua in cui farlo, e alla fine ne ho scelte tre: l’inglese e il tedesco, che insegno agli adolescenti e agli adulti, oltre all’italiano, che uso per tutto il resto. Spendo troppi soldi in rossetti. Ho preso la patente a 18 anni e ho iniziato a guidare a 34. Questo mi è servito a capire che niente può davvero limitarti se non la tua testolina. Nel 2003 ho dato vita a Progetto Nero su Bianco e adesso mi occupo dei corsi di approfondimento e della comunicazione dell’associazione.

 

COSE CHE HO FATTO:
Mi sono laureata in Lingue e Letterature Straniere all’Università di Pisa, ho iniziato a insegnare,
ho seguito il biennio di Laurea Specialistica in Traduzione Letteraria senza mai finire la tesi.
Nel frattempo ho anche lavorato come redattrice e correttrice di bozze in varie case editrici e ho approfondito i settori dell’editing e del marketing.
In giro per l’Italia ho seguito i corsi di Antonella Cilento e Franco Forte, a Pisa quelli di  Pierantonio Pardi e Daniele Luti per Edizioni ETS, i laboratori di scrittura drammaturgica di Franco Farina presso il Teatro Verdi e,
nella tappa pisana del progetto Raccontare le Città della Scuola Holden di Torino, i seminari di Marcello FoisFrancesco Piccolo e Mauro Covacich.
Ho pubblicato racconti per Edizioni Il Foglio, ETS, Giulio Perrone Editore, Historica Edizioni e alcune riviste di settore.
Dal 2014 faccio parte della giuria del Premio Letterario Nazionale Giovane Holden.
Nel 2018 ho conseguito la Laurea Magistrale in Lingue Moderne per la Comunicazione Internazionale e ho scoperto che non ne ho ancora abbastanza di libri ed esami.

2 Comments

  1. Floriana

    Sincere congratulazioni per il suo curriculum e , soprattutto, per il “modo” espressivo.
    Tra i tanti linguaggi, lingue, espressività a lei cari, cosa pensa e come si rapporta con le lingue minoritarie del nostro Paese? Grata per la sua opinione. Cordiali saluti

    • Cara Floriana, sono io che le sono grata prima di tutto per la sua visita e il suo riscontro, e poi per aver sollevato questa questione: sarò brutalmente sincera, confessandole che l’ultima volta che ho riflettuto seriamente sulle lingue minoritarie del nostro Paese è stato durante un esame di glottologia nell’a.a. 1999/2000: più che insufficiente per farmi un’opinione ben costruita dal punto di vista accademico. Se veniamo alla vita di tutti i giorni, però, posso aggiungere che i “dialetti” mi affascinano da sempre, e che credo che meritino attenzione e cura da parte di tutti. Mi piace leggere testi in cui si trovino le tracce delle varietà linguistiche locali, per esempio, così come mi affascina ritrovare gli stessi modi di dire espressi in maniera diversa tra una regione e un’altra. E poi ho dei bei ricordi di una vacanza a Canazei, in cui mi appassionai al Ladino, e un bibliotecario gentilissimo mi sottopose un sacco di materiale interessante in un giorno in cui la neve cadeva a fiocchi giganti e alla piscina dell’albergo preferii una passeggiata tra i libri. Qualcosa mi dice però che lei sia più che ferrata in materia e che potrebbe rappresentare un’occasione per approfondire questo aspetto. Sarebbe molto bello poter proseguire questo scambio, se le va. Un caro saluto!

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