Per oggi non mi tolgo la vita, Alfonso Brentani, ἐxòrma

Di nuovo ἐxòrma, di nuovo Quisiscrivemale.
Temo che questa possa diventare la mia collana preferita, la stanza in cui andare a colpo sicuro per trovare qualcosa di buono.
Per oggi non mi tolgo la vita di Alfonso Brentani è un piccolo volume che non può non attirare la mia attenzione sul banco della casa editrice al Salone di Torino: il titolo fa metà del lavoro, la quarta di copertina l’altra metà – quando si legge “tragicomica vicenda di un personaggio che fallisce reiterati tentativi di suicidio” come si fa a non prenderlo e portarlo a casa?
Ok sarà carino, mi dico, un sorriso magari me lo strapperà!
E quindi, sottovalutando, ho fatto l’errore di iniziare a leggerlo su un Frecciabianca in viaggio per Roma: a pag. 26 mi sono reso conto che le mie risate incontrollate erano diventate l’attrazione di mezzo vagone (primato da condividere, a essere sinceri, con il russare di un tizio crollato in semi-incoscienza due poltrone più avanti).

Non ci vuole molto, però, ad abbandonare le risate e a ritrovarsi faccia a faccia con il personaggio; anzi, di più, nella sua testa.
Ecco che si inizia a toccare con mano ogni singola piega del pensiero, a distenderci di fronte ad affermazioni assurde ma anche a inquietarci quando scopriamo che certe idee forse ci sono appartenute.
Il protagonista dice ciò che non si può dire, ciò che di solito rimane dentro di noi e al più viene sussurrato a denti stretti, e lo fa con una franchezza che spesso spiazza chi legge: la totale assenza di ipocrisia mette nudo entrambi, personaggio e lettore.
L’uomo si delinea attraverso le sue paure e le sue fissazioni: di non essere accettato, di non essere capito, di non piacere, di essere perseguitato, di essere di troppo o di non saper cosa dire; ansie di ogni forma e tipo… tutto sempre in relazione alla vita sociale. Alzi la mano chi si sente completamente estraneo a tutto questo!

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Unico rapporto possibile? Con il suo cane, verso il quale, comunque, riesce a nutrire un senso di colpa (sentimento, questo, che è prova anche nei confronti dei propri denti quando non riesce a lavarli a dovere!).
E poi, ancora, vengono affrontati argomenti e temi tra i più vari: dal rapporto con l’otorinolaringoiatra a quello con Dio onnipotente, dalla musica buona da ascoltare al ruolo della donna nell’economia domestica, dai classici greci a Schopenauer, sino a chiedersi se sia corretto o meno essere moralisti.
In mezzo a questo turbine di emozioni e di angosce però, si aprono pagine commoventi, pronunciate con un linguaggio semplice e talmente innocente da spiazzare. Ecco un estratto dal suo diario:

Spesso ho immaginato la vita come un campo che brucia, brucia a fuoco lento e basso, non furioso: le persone ci passano chi con la tuta d’amianto, chi con solo le scarpe, d’amianto, chi solo vestito di abiti normali, e chi nudo… Io ci passo nudo, e anche la minima briciola ardente mi scotta, mi ustiona, mi brucia, mi marchia. E non so se sarebbe meglio fermarmi, sdraiarmi e lasciare che il mio corpo diventi cenere, una volta per tutte, o tentare di arrivare alla fine del campo, nonostante tutto.

Come si fa a non volergli bene? Quando ci parla della sua malattia invisibile e di come viene visto e considerato dalle persone, il cuore si fa piccolo piccolo, e come sembrano lontane le risate delle prime pagine!
Difetti? Uno solo.
La scelta di raccontare tutto quanto solo e soltanto attraverso il flusso di coscienza: la cosa in sé funziona, ma alla lunga si rimane un po’ schiacciati sia dall’impatto con la pagina, sia dalla punteggiatura che è per lunghi tratti assente. Insomma il volume sarà anche piccolo, ma sono comunque 108 pagine da buttare giù tutto d’un fiato; roba da far impallidire Molly Bloom!
Come va a finire? Non sarò certo io a dirvelo; ma su un’altra cosa posso sbilanciarmi: è un piccolo libro che molti dovrebbero leggere per esercitarsi nella sospensione del giudizio e nell’assumere un punto di vista diverso dal proprio. Qualcuno potrebbe riconoscere sé stesso e qualcuno potrebbe imparare a stare accanto, in un modo migliore, alle persone amate.

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