Hai mai tenuto un diario di lettura?

Sono sempre stata una lettrice appassionata, vorace, curiosissima: ho dei ricordi preziosi di giornate di vacanza trascorse a leggere a pancia sotto sul letto di camera mia o sul telo da mare in spiaggia, seduta sui gradini della veranda della casa di campagna dei miei nonni, sdraiata sulla schiena coi piedi contro il muro sul divano di casa, ma anche viaggi in treno o in bus in compagnia di un libro – una volta a Milano sulla verde ho anche dimenticato di scendere alla fermata giusta perché ciò che stavo leggendo era così coinvolgente che ho alzato gli occhi dal testo solo quando la voce automatica ha annunciato che eravamo arrivati al capolinea di Abbiategrasso.

Il risultato di tante letture? Il mio gusto negli anni si è affinato, i miei orizzonti si sono allargati, il mio cuore si è aperto a tante belle storie, ho vissuto molte vite diverse. Il problema? A volte ricordo una trama, una scena, un passo in particolare di un libro letto a 17 anni, ma la memoria non mi assiste fino al ricordo del titolo dell’opera o del nome dell’autore.

Poi c’è stato un periodo – poco più di un anno, l’anno più lungo della mia vita, lo confesso! – in cui ho avuto talmente poco tempo libero che ho perfino temuto che non avrei più avuto tempo di aprire un libro. Poi, lo scorso marzo, la mia resurrezione da lettrice: mi sono lasciata alle spalle la fatica dei mesi precedenti e mi sono tuffata tra le pagine de “Le Case del Malcontento” di Sacha Naspini con una soddisfazione tale che non mi bastava neanche sottolineare le frasi che mi colpivano di più: volevo tatuarmelo addosso, quel libro, volevo entrarci dentro. Non volevo che scorresse via, malgrado avessi decine di titoli che non vedevo l’ora di iniziare a leggere.

E allora, l’illuminazione: rispolverare la pratica del diario di lettura, integrandola con uno spazio per le liste di libri da leggere e da procurarsi.

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Un diario di lettura: come, perché?

Non esistono regole preconfezionate per tenere un diario di questo tipo, ma ti dico come ho fatto io a metterlo in piedi: prima di tutto ho scelto un bel quaderno, uno di quelli che compro o mi regalano e poi non uso mai perché aspetto di poterlo riempire solo di cose belle. Quello che vedi nella foto è il quaderno Tuxedo di Papier Tigre, interamente in carta riciclata, che ha le pagine numerate e le prime due già impostate come un indice. Quando ho iniziato a personalizzarlo ho usato una pagina per un’introduzione, che riassumeva il mio stato d’animo nei confronti del ritrovato tempo per leggere e i miei intenti, dopodiché una per le liste di lettura e acquisti.

Lo scopo di questo progetto, per me, è quello di avere a portata di mano sia i dati salienti di un libro letto (titolo, autore, casa editrice, eventuale traduttore, anno di pubblicazione, n. di pagine) sia le mie impressioni a caldo, per potermi godere ancora qualche momento in compagnia di una storia (e magari di un tè caldo e una candela profumata) dopo che sono arrivata alla parola fine.
Per questo, ogni pagina contiene
– qualche rigo scritto di mio pugno
– una citazione
– un piccolo collage (io uso le immagini degli inserti di Flow Magazine, ma non escludo di poter usare qualsiasi altro materiale che mi possa ispirare, e se un giorno dovessi perdere il pudore nei confronti delle mie scarse doti grafiche, potrei anche improvvisare un disegnetto fatto a mano) .

Alcune volte, mentre leggo o mentre ripenso a ciò che ho letto, rintraccio tematiche comuni con altri libri, personaggi che potrebbero andare d’accordo o suonarsele di santa ragione con quelli di altre storie, film che hanno la stessa estetica, e allora appunto queste intersezioni in una casella a fondo pagina, dal sintetico titolo “link”.

Completo il tutto con data d’inizio e data di fine lettura. All’inizio davo anche dei voti, ma mi ha stufato subito.

Uno sguardo al 2018 e uno al 2019

Anche se il primo anno di questo diario si sarebbe concluso a marzo 2019, negli ultimi giorni del 2018 sono stata presa dalla smania dei resoconti e della programmazione, così ho tirato una riga dopo “Il Giro di Vite” di Henry James (che in questo modo è diventato l’ultimo libro iniziato nel 2018 e il primo finito nel 2019, ho dedicato altre due pagine all’introduzione e alle liste del nuovo anno, e mi sono messa in attesa della prima lettura del 2019. Che è “Lamentation” di Joe Clifford, che ho anche avuto il piacere di incontrare a Roma a Più Libri Più Liberi, il che mi sembra molto di buon auspicio per la mia crescente voglia di parlare di libri non solo con chi li legge ma anche con chi li scrive!

Il mio obiettivo per quest’anno è di alternare la lettura di contemporanei con quella dei classici, e tornare alla media di un libro a settimana. Se si conta che dal 30 aprile al 31 dicembre 2018 la mia lista ha annoverato 22 titoli (di cui uno – L’editor dei geni – non ancora concluso e l’altro – Il Giro di Vite – concluso il 2 gennaio), e che sto recuperando la mia capacità di chiudermi in una bolla quando ho un libro in mano, credo di poter avere buone speranze di tornare ai ritmi del passato da qui a un anno. Tornando a leggere con gusto sento di aver ripreso possesso di una parte bellissima della mia vita, e se oggi posso soffermarmi ad assaporare questo sentimento di gratitudine per questo tesoro ritrovato è anche per il mio diario di lettura, un po’ pasticciato, non sempre brillantissimo, ma pur sempre MIO 🙂

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