La famiglia che non vorresti.

Una serata con alcuni dei personaggi dei libri di Honorè de Balzac

Metti una sera a cena, a casa di Honorè de Balzac, alcuni dei suoi tragicomici personaggi.

Come sarebbe questa cena? Quali conversazioni si intavolerebbero?

A me piacerebbe tanto esserci. E a voi?

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Si apre il portone d’ingresso: Balzac fa gli onori di casa e sulla porta accoglie gli invitati che sfilano davanti a lui.

La cugina Betta sarebbe sicuramente la prima ad arrivare: curiosa e pettegola com’è, non vorrebbe perdersi una parola o uno sguardo degli altri per niente al mondo. Eccola arrivare, austera e algida, vestita di scuro, con su lo scialle giallo regalatole dalla cugina in buonafede, mentre lei continua a tramarle alle spalle. Honorè si offre di prenderle lo scialle, ma lei non se ne separa mai, come un guerriero fa col suo trofeo di guerra. Molto probabilmente è già pronta da dopo pranzo e, seduta con le mani in mano, avrà accompagnato il cammino delle lancette della pendola con lo sguardo per tutto il pomeriggio, ma lei questo non l’ammetterà mai.

Sono alla porta i due inseparabili: il cugino Pons e il suo fedele amico tedesco Smucke che, con il suo accento teutonico, saluta il padrone di casa ed entra dopo aver ceduto il passo all’altro.

Loro sono felici di essere stati invitati: per Pons, quella di trascorrere ogni sera a casa di un amico diverso per cenare senza spendere niente è una vera e propria consuetudine. Non che lui non possa permetterselo…al contrario! Lui è sicuramente una delle persone più ricche ad accomodarsi a quella tavola, ma lui non ha mai ostentato la sua ricchezza, basata sul possesso di quadri antichi e altri oggetti acquistati con oculatezza nelle sue infinite passeggiate per le viuzze delle botteghe parigine. Il suo fedelissimo Smucke, musicista, è, come già detto, inseparabile da lui e non immagina un’esistenza senza di lui. Non è ricco di suo, ma sicuramente vuole bene a Pons in modo disinteressato, al contrario dei suoi veri parenti.

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Papà Grandet e sua figlia Eugenia arrivano naturalmente insieme. Il padre la sorveglia a vista e magari stasera crede di poter “comprare” un marito per sua figlia. La sua ambizione è avere, possedere sempre di più. Scruta con occhi piccoli e indagatori tutto quello che lo circonda e mentalmente somma i valori di tappezzeria, mobili, quadri e argenteria. Oh, l’argenteria! Averne un pezzo, sarebbe bellissimo! Chissà se Balzac sa della sua passione per l’accumulare senza freni, che non si affievolirà nemmeno sul letto di morte, quando il vecchio Grandet tenterà di afferrare senza ritegno il crocefisso d’argento mostratogli nell’atto dell’estrema unzione!

Si sa che per lui, riscaldano più le fredde monete di metallo dorato che l’amore filiale…

Un altro padre si accomoda a questo desco imbandito: è papà Goriot, ex vermicellaio che vive ora una vita dimessa in una pensione di un quartiere malfamato della città. Ha anche lui due figlie: Anastasia e Delfina. Le ha amate come tutti i padri amano le figlie e ha concesso loro tutto ciò che chiedevano e desideravano, fino a ridursi così come ora lo si vede. Le sue figlie non arrivano alla cena con lui, anzi, al contrario, arrivano in eleganti carrozze, accompagnate dai loro nobili consorti, agghindate da gioielli sfavillanti. Non si parlano tra loro e non si rivolgono a quello che è il loro genitore. Sembra che per loro, quell’uomo non sia nessuno, che non l’abbiano nemmeno mai visto per strada. Ma papà Goriot è stranamente felice lo stesso: può stare nella stessa stanza con le sue figlie e può respirare la stessa aria che loro respirano. È un padre appagato così.

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Direttamente da Issoudun arrivano l’infermo scapolo Jean-Jacques Rouget con la sua fedele Flore, la Rebouilleuse, presa in casa dai tempi in cui era una bimbetta scalza che “sciaguattava” le acque del fiume per disorientare i gamberi. Il fatto che non sia ancora sposata ha mandato su tutte le furie i suoi eredi Bridau, in particolare il famelico Philippe, assetato di soldi, bella vita e donne, al contrario del fratello minore Joseph che dedica la sua vita, con alterne fortune, alla pittura. È lui che si sobbarca l’onere di badare anche economicamente all’esistenza ormai misera della madre Agathe, che come ricompensa continua a preferirgli sfacciatamente il primogenito, di cui vorrebbe coprire e appianare sempre tutti i misfatti.

Una bella comitiva, non c’è che dire…

Mangiano e bevono tutti a più non posso, specialmente gli avari Pons, Smucke, Grandet e il povero Goriot. Le signore cercano invece di osservare il bon ton, piluccando come uccellini nel nido. Le due sorelle nate Goriot si guardano di sottecchi, pavoneggiandosi per risultare ciascuna più bella dell’altra.

Betta, verde d’invidia, tra un boccone e un altro sogna un matrimonio con un nobile che le faccia fare la bella vita, mentre Eugenia Grandet pensa al suo unico amore che cerca di far fortuna oltreoceano e le ha promesso (c’è da crederci?) che tornerà da lei.

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Balzac ha invitato anche un suo amico di studi al Collegio di Vendome, Louis Lambert, anche se già immaginava che non sarebbe venuto: la mondanità è l’ultimo dei suoi interessi, anzi Louis è piuttosto attratto dai misteri della natura. In questo momento potrebbe avere in mano un libro di Swedenborg, il suo autore preferito, e starà sicuramente contemplando le meravigliose linee curve della natura, interrogandosi sul perché l’uomo impieghi sempre quelle dritte e così raramente quelle curve.

Balzac è compiaciuto di se stesso: una serata ben riuscita, con una varietà di umanità che è lo specchio della società.

Una serata da ripetere…

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