OGNUNO HA IL SUO SOLCO? (Vincoli – alle origini di Holt, Kent Haruf, NNE)

Sono uscita dal mio solco: sono stata un po’ assente con le mie recensioni e questo non è da me se un po’ avete capito chi sono e quanto mi piaccia scrivere.
Non che non abbia letto in questo periodo, e i tre libri che mi stanno guardando dal divano ne sono una dimostrazione.
Vi parlerò di due di loro; il terzo forse va metabolizzato un po’ di più o forse merita, per ora, il mio silenzio. Gli altri due invece no. Mi hanno aperto, per vie diverse, da suggerimenti e incontri nuovi, due porte nuove su due autori che non conoscevo.
Ma andiamo con ordine.

Entro da Alla Corte dei Libri Art Cafè, posto delizioso e fuori dal tempo, per un caffè e quattro chiacchiere tra gli scaffali dei libri. Non ho nessun titolo in mente, come spesso mi accade.
Penso di appartenere di più alla categoria di chi venga scelta dal libro, piuttosto che il contrario.
Comincio a gironzolare e nel frattempo entra una signora alla ricerca di un libro di Rosemary Altea, medium, che sosteneva di vedere e parlare con gli angeli custodi delle persone. Io, come mio solito, mi intrometto nel discorso e le dico che la conosco, che ho visto la medium in TV, tanto tempo fa, quando non vivevo qui in Toscana, quando mio padre era ancora vivo; insomma una vita fa.

Tutto questo non c’entra nulla con il libro di cui voglio parlarvi, o forse, invece, è proprio il contrario.

Del libro mi hanno attratto la copertina semplice e flessibile e il titolo secco, un’unica parola, asciutta, che preannuncia già tutto a chi già sentiva di sapere.
Il linguaggio ha continuato a rivelarsi poi essenziale e capace di rappresentare vividamente, disegnare profili nitidi di un paesaggio e caratterizzare personaggi che anche in silenzio vivono emozioni profonde e struggenti.
Vincoli come sinonimo di legami, appartenenza, possesso, pretese. Tutte sensazioni che ho già provato e che mi sono ripromessa di non voler mai più provare, perché forse non mi sono state sempre strette, ma ora non mi si adattano neanche un po’. E inoltre: una figura femminile vincolata a una maschile – ciò che rifuggo con tutte le mie forze, finché ne avrò.

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Lei è Edith, che è nata e vissuta a Holt, nell’ America rurale.
La sua giovinezza è al culmine agli inizi del XX secolo.

È figlia di un padre padrone che con la moglie appena sposata, che forse ha cominciato a morire il giorno stesso che ha lasciato la sua terra natale, si è trasferito dall’Iowa in una fattoria circondata dall’infinita distesa di polvere che era la campagna del Colorado. Al suo fianco il fratello Lyman, silenzioso, gracile, altrettanto succube della stessa figura paterna, sempre più ingombrante con il passare degli anni.

A un chilometro più a ovest, nella casa più vicina (l’unica), vive la donna che ha fatto venire al mondo entrambi i fratelli e che ha un figlio, John.
L’amore nascerà tra John ed Edith, ma l’ombra del padre calerà ancora cupa su di loro come una mannaia. Il fratello troverà una via di fuga, provando a uscire dal suo solco, ma lei?

Ognuno ha il suo solco? Mi viene da pormi la domanda piuttosto che affermarlo.
Forse sì, ma non è detto che da questo solco non vi si possa uscire, perché in quello accanto o in un altro più lontano puoi trovare veramente chi sei.

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