Vani d’Ombra, Simone Innocenti (Voland)

In questo libello di 145 pagine si trova narrata tutta la vita di Michele Maestri dai tredici anni, età del suo incontro con il Bianco, fino ai trentasette, età della quiete forzata e forzosa.
In questo arco di tempo Michele Maestri incontra non solo la distorsione emotiva di se stesso e degli abitanti del paesello da cui proviene, ma anche l’angoscia e l’adattamento suo all’essere altro da sé e dalla consueta vita di tutti gli altri, ossia delle persone normali.

Il protagonista lavorerà come bagnino nello stabilimento balneare dello zio (e qui si percepisce il riaffiorare del vissuto dell’autore, in alcune note salate dei ricordi marini e delle estati sulle coste della Toscana bene), diventerà operatore di scena in una compagnia teatrale, incontrerà una donna di cui si tace il nome e con cui trascorrerà ben cinque anni di vita non vissuta e diventerà, infine, occhialaio artigianale per ricchi super ricchi e per i loro vizi.

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Innamorarsi è un periodo del tempo equiparabile all’influenza, mi ammalai per diversi anni: solo ora capisco che stavo inseguendo il bianco sbagliato, che non era quella la donna che volevo, che non era quella la tonalità giusta, ma c’era qualcosa in me che spingeva verso quella direzione

Il Bianco, ossessione di Michele, lo porterà a scelte estreme, a trovare valori estremi e a condividere con Arianna opzioni altrettanto estreme.

Simone Innocenti compie una scelta narrativa forte e con una scrittura che spesso forza la sintassi a favore del pensiero e dello scorrere del groviglio emotivo di Michele ci restituisce un testo vivo, feroce spesso e, per fortuna, purulento di vita.

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